I agree with Terms and Conditions and I've read
    and agree Privacy Policy.

    Schedule a Visit

    Nulla vehicula fermentum nulla, a lobortis nisl vestibulum vel. Phasellus eget velit at.

    Call us:
    1-800-123-4567

    Send an email:
    monica.wayne@example.com

    6 anni ago · · Commenti disabilitati su Attualità in urologia – Convegno col Prof. Pansadoro e la Prof.ssa Sternberg

    Attualità in urologia – Convegno col Prof. Pansadoro e la Prof.ssa Sternberg

    Il giorno 13 marzo 2018 alle ore 18 presso l’Accademia Lancisiana il Prof. Vito Pansadoro e la Prof. Cora Sternberg parleranno rispettivamente della evoluzione della chirurgia urologica e delle novità in materia di cura del carcinoma prostatico avanzato. Ingresso libero. A richiesta sarà rilasciato un certificato di partecipazione.

    7 anni ago · · Commenti disabilitati su Riconoscimento – Il Prof. Pansadoro nominato membro onorario EAU

    Riconoscimento – Il Prof. Pansadoro nominato membro onorario EAU

    Il Prof. Vito Pansadoro è stato nominato membro onorario della Società Europea di Urologia nel corso del 32* congresso che si è svolto a Londra dal 24 al 28 Marzo 2017.
    La consegna del premio è avvenuta da parte dello stesso Segretario Generale della European Association of Urology, il Prof Chris Chapple di Sheffield.

    Il Prof. Vito Pansadoro e il Prof. Chris Chapple di Sheffield

    7 anni ago · · Commenti disabilitati su Laparoscopia e robotica renale

    Laparoscopia e robotica renale

    La chirurgia Laparoscopica in questi ultimi anni ha totalmente cambiato la terapia chirurgica dei tumori del rene.

    Le ampie incisioni, con danni anche permanenti della parete addominale e dolori non indifferenti nel post-operatorio, sono fortunatamente un ricordo del passato.

    Il primo intervento di Nefrectomia Laparoscopica fu eseguito da Ralph Clayman a Saint Louis nel 1991. Era l’inizio di una rivoluzione ma ci sono voluti molti anni affinché la comunità internazionale accettasse, imparasse ed applicasse questa tecnica innovativa.

    All’inizio furono eseguiti solo interventi per patologia benigna come piccoli reni distrutti dalle infezioni croniche oppure reni non più funzionanti a causa di una stenosi congenita del giunto pielo-ureterale.

    Con l’aumento dell’esperienza e confortati dai buoni risultati riportati in letteratura la tecnica si è lentamente diffusa in tutto il mondo occidentale.

    Oggi è possibile asportare un rene con il suo tumore per via laparoscopica attraverso 4 o 5 minime aperture senza alcun
    rischio per il paziente.

    7 anni ago · · Commenti disabilitati su Resezione Endoscopica della Prostata TURP

    Resezione Endoscopica della Prostata TURP

    L’ Ipertrofia Prostatica Benigna o Adenomatosi prostatica, è una patologia molto frequente nella terza età.

    Non tutti hanno una conoscenza corretta delle caratteristiche della malattia, della sintomatologia e delle possibili terapie.

    Questa patologia si manifesta in media intorno ai 60 anni, anche se non raramente vi sono pazienti che necessitano di un intervento chirurgico in età più precoce.

    Del pari altri pazienti, pur avendo qualche sintomo irritativo o ostruttivo, non necessitano dell’intervento e possono giovarsi della terapia medica.

    Pur rimanendo nell’ambito di una pubblicazione divulgativa, per un pubblico non medico, la lettura di questo libretto fornirà una informazione corretta ed esauriente.

    7 anni ago · · Commenti disabilitati su Il sistema robotico Da Vinci

    Il sistema robotico Da Vinci

    In passato i pazienti portatori di una neoplasia prostatica, dovendo affrontare un intervento chirurgico, non avevanomolta scelta riguardo al tipo di procedimento da adottare. Fino al 1997 l’intervento era eseguito a cielo aperto, sia per via retropubica (PRR) che per via perineale (PRP). In seguito a questi interventi i pazienti avevano spesso una lunga degenza con dolori post-operatori non indifferenti dovuti essenzialmente all’incisione chirurgica e che richiedevano terapie antidolorifiche importanti. Le perdite di sangue durante l’intervento erano sempre relativamente abbondanti e la convalescenza durava svariate settimane.

    Nel Novembre 1997 Richard Gaston a Bordeaux eseguiva la prima Prostatectomia Radicale Laparoscopica in Europa ed una nuova era della chirurgia urologica si apriva. La Laparoscopia urologica si affermava e si diffondeva in tutta Europa. I vantaggi di questa nuova tecnica erano evidenti ma le difficoltà di esecuzione limitavano questo approccio innovativo ad un numero relativamente ristretto di centri. Questa situazione era ancora più evidente in particolare negli Stati Uniti dove, per una serie di ragioni, la Laparoscopia non si diffondeva con la stessa rapidità.

    Nel 1999 la “Intuitive Surgical” metteva a punto il suo primo robot chirurgico a cui, ricordando il grande Leonardo, fu dato il nome di Robot “da Vinci”. Grazie a questa nuova tecnologia, a partire dall’anno 2000, la chirurgia prostatica faceva ancora un grande balzo in avanti. Infatti i primi interventi di Prostatectomia Radicale Robotica venivano eseguiti, quasi in contemporanea, sulle due sponde dell’Atlantico, a Francoforte ed a Richmond in Virginia.

    Il sistema consiste in una serie di bracci, tre oppure quattro, che montano gli strumenti chirurgici (pinze, forbici, aspiratori, divaricatori) ed in una consolle dove il chirurgo, utilizzando un sistema ottico a 3 dimensioni, li può controllare e comandare a distanza. I vantaggi del Robot consistono essenzialmente in una visione nettamente superiore (3D) e nella possibilità di utilizzare degli strumenti, dedicati in particolare all’intervento di Prostatectomia Radicale, che hanno la possibilità di essere mossi in ben 7 direzioni (endowrist), cosa non possibile con la Laparoscopia tradizionale. Inoltre, il movimento delle mani del chirurgo viene anche demoltiplicato da 1 a 6 consentendo una finezza di movimenti altrimenti non raggiungibile.

    7 anni ago · · Commenti disabilitati su La chirurgia radicale prostatica del terzo millennio

    La chirurgia radicale prostatica del terzo millennio

    Il carcinoma prostatico è la malattia tumorale più frequente nell’uomo nella terza età e l’intervento chirurgico di Prostatectomia radicale, quando questo sia possibile, è la migliore forma di terapia.

    Nel novembre 1997 a Bordeaux, in Francia, è stata eseguita la prima Prostatectomia Radicale Laparoscopica aprendo una nuova pagina nella terapia di questa malattia. Da allora l’intervento si è rapidamente diffuso in Europa e, circa tre anni dopo, anche negli Stati Uniti.

    Anche se questo libretto è diretto innanzitutto al pubblico non medico e tratta in particolare l’intervento di Prostatectomia Radicale Laparoscopica e Robotica, riteniamo che una informazione corretta, sia pure di carattere generale, non possa prescindere da una panoramica sulle caratteristiche essenziali della malattia.

    La Patologia, la Diagnostica, la Clinica e le varie forme di Terapia sono pertanto parte integrante di questa breve trattazione. La Radioterapia conformazionale, la Brachiterapia, la Terapia Ormonale e la Terapia Chirurgica, sia pure in maniera succinta, sono trattate nei loro vari aspetti.

    Scopo di questo lavoro è di fornire una informazione esauriente al paziente in modo da permettergli di razionalizzare il problema e di, ove necessario, affrontare l’intervento con giustificata serenità.

    7 anni ago · · Commenti disabilitati su Tumore alla prostata, intervista con il prof. Vito Pansadoro

    Tumore alla prostata, intervista con il prof. Vito Pansadoro

    In questa breve intervista il prof. Pansadoro risponde ad alcune delle domande più frequenti dei suoi pazienti riguardo al tumore della prostata.
    Prevenzione, fattori di rischio, diagnosi e trattamento del carcinoma prostatico sono argomenti che gli utenti del portale accoglieranno sicuramente con interesse, per conoscere meglio il proprio corpo e per prevenire una patologia diffusa ma ampiamente curabile. Soprattutto se diagnosticata precocemente.

    Prof. Pansadoro iniziamo con una domanda fondamentale: che cos’è il tumore della prostata?

    La prostata è una ghiandola dell’apparato riproduttivo maschile posizionata sotto la vescica e di fronte al retto, ha di norma le dimensioni di una noce e produce una parte del liquido seminale rilasciato durante l’eiaculazione.
    La patologia più grave che può colpire questa ghiandola è il carcinoma prostatico , il più frequente tumore maligno tra gli uomini oltre i 50 anni di età. Anche se la frequenza di questa patologia è in continuo aumento il rischio che la malattia abbia un esito letale non è particolarmente elevato, a patto che si faccia prevenzione e che la patologia venga scoperta per tempo.
    Circa il 70% degli adenocarcinomi ha origine nella zona più esterna della prostata, ed è pertanto molto importante controllare periodicamente lo stato della prostata e monitorare eventuali variazioni di forma e volume.
    Per questa ragione sono consigliati regolari controlli annuali a partire dai 50 anni d’età.
    Nel caso vi siano altri casi di carcinoma prostatico in famiglia i controlli devono iniziare a 40 anni.

    Quali sono i principali fattori di rischio del carcinoma prostatico?

    Uno dei principali fattori di rischio per il tumore della prostata è l’età : prima dei 40 anni le possibilità di ammalarsi di tumore della prostata sono scarse, ma aumentano sensibilmente dopo i 50 anni. Oltre i 65 anni le percentuali aumentano ulteriormente, tanto che 2 tumori su 3 vengono diagnosticati proprio in questa fascia di età. Oltre gli 80 anni il tumore della prostata è ancora più frequente ma nella maggior parte dei casi la malattia è asintomatica o ha una progressione molto lenta .
    Un altro fattore rilevante è la familiarità , il rischio di ammalarsi è doppio per chi ha un parente consanguineo (padre, fratello, ecc.) che ha sviluppato la malattia.
    La componente genetica è un fattore da tenere sotto controllo: la presenza di mutazioni in alcuni geni come BRCA1 e BRCA2 o del gene HPC1, può aumentare il rischio di sviluppare un cancro alla prostata.
    Lo stile di vita può incidere sul benessere generale dell’organismo e in tutti i casi determinate abitudini come una dieta ricca di grassi saturi, la mancanza di esercizio fisico e il sovrappeso possono favorire lo sviluppo e la crescita del tumore della prostata.

    Quando è opportuno consultare un urologo?

    Un uomo con un cancro alla prostata , soprattutto in fase iniziale, può non presentare alcun sintomo o avere una sintomatologia molto scarsa. Nei soggetti anziani, spesso i sintomi del tumore alla prostata vengono confusi con quelli dell’ipertrofia prostatica benigna.
    Comunque i sintomi più frequenti sono:

    – disturbi minzionali sia di tipo irritativo che ostruttivo (pollachiuria, stranguria, disuria)
    – dolori perineali

    In una fase più avanzata la malattia può manifestarsi con:

    – dolori alle ossa dovuti alle metastasi
    – insufficienza renale (da ostruzione ureterale)
    – ritenzione urinaria
    – edemi agli arti inferiori
    – edema scrotale

    Oggi, grazie al PSA, è estremamente raro vedere pazienti in una fase avanzata di malattia e nei quali la diagnosi non sia stata posta in tempo.

    Quali sono gli esami principali?

    Gli esami diagnostici comunemente utilizzati per monitorare lo stato di salute della ghiandola prostatica sono strumenti oramai di routine:

    esplorazione rettale
    dosaggio del PSA
    ecografia trans-rettale (TRUS)

    L’esplorazione rettale è un esame semplice, non invasivo che permette, in caso di alterazioni, di fare una prima diagnosi differenziale tra IPB (ipertrofia Prostatica benigna) e carcinoma prostatico.
    Il test del PSA è un esame del sangue in grado di valutare i livelli ematici di una glicoproteina prodotta dalla prostata. In presenza di tumore i valori del PSA aumentano, perché il passaggio del PSA dalla cellula tumorale nel sangue è molto aumentato.
    L’ecografia trans-rettale (TRUS) è una metodica diagnostica molto affidabile. L’esame viene effettuato ambulatorialmente con l’ausilio di una sonda ecografica introdotta per via rettale. Gli strumenti di ultima generazione sono in grado di evidenziare neoplasie di ridottissime dimensioni.

    Come si arriva a una diagnosi certa?

    L’agobiopsia prostatica è un esame fondamentale il cui grado di affidabilità è molto elevato.
    L’esame bioptico potrebbe rivelare una neoplasia prostatica intra-epiteliale (PIN) o un adenocarcinoma della prostata.
    Le neoplasie prostatiche intra-epiteliali (PIN) a basso grado non hanno un particolare significato patologico nel senso che non vi è un aumento del rischio di trovare in futuro un carcinoma prostatico; nelle PIN ad altro grado invece il rischio di trovare un carcinoma in agobiopsie successive va dal 30 al 50%.
    Nel caso di PIN ad altro grado si suggerisce uno stretto monitoraggio del paziente.

    Come si cura il tumore alla prostata?

    Le possibilità terapeutiche del carcinoma prostatico sono fondamentalmente quattro:

    – sorveglianza attiva
    – trattamento chirurgico
    – trattamento radioterapico
    – trattamento medico

    La sorveglianza attiva consiste nel seguire strettamente il paziente facendo una serie di esami periodici e talora ripetendo la biopsia prostatica. Questa filosofia di trattamento è indicata nei pazienti di età più avanzata e con malattia non aggressiva. Purtroppo il tallone di Achille di questo atteggiamento terapeutico consiste nel fatto che l’accuratezza dell’identificazione del grado di aggressività della malattia è errato in circa il 50% dei casi. In altre parole una malattia giudicata non aggressiva può essere aggressiva nel 50% dei pazienti. In questi casi si è persa l’occasione di trattare la malattia quando era possibile ottenere la guarigione definitiva
    Il trattamento chirurgico consiste nell’asportazione totale della ghiandola prostatica. L’intervento di prostatectomia radicale si effettua in tutti quei casi in cui la neoplasia è interna alla capsula prostatica e in soggetti con un’aspettativa di vita non inferiore a 10 anni. Le complicazioni più serie sono impotenza e incontinenza urinaria. Tali complicanze però sono diventate sempre meno frequenti con l’affinarsi delle tecniche chirurgiche ed in particolare con l’avvento della chirurgia robotica.
    Il trattamento radioterapico può essere esterno o intracavitario (brachiterapia). La radioterapia esterna viene utilizzata generalmente in pazienti anziani o in caso di tumore diffuso oltre la capsula prostatica. Normalmente la radioterapia esterna non comporta incontinenza urinaria e l’impotenza sessuale si manifesta più tardivamente rispetto al trattamento chirurgico. Inoltre le tecniche radianti moderne consentono di limitare la tossicità a livello di vescica e intestino.
    La brachiterapia prevede un impianto di capsule contenenti sorgenti radioattive (palladio o iodio). L’impianto viene effettuato nella prostata tramite guida ecografica. E’ una procedura poco invasiva e di breve durata (circa un’ora e mezza). Le capsule radioattive restano nella ghiandola prostatica anche dopo aver esaurito la loro carica radioattiva.
    Nel trattamento medico le opzioni sono l’ormonoterapia e la chemioterapia.
    Il trattamento ormonale viene utilizzato quando la malattia si trova ormai in una fase generalizzata ed i trattamenti locali, come la chirurgia o la radioterapia, non trovano più indicazione. Un’altra indicazione è nei pazienti che presentino una ripresa della malattia dopo chirurgia o terapia radiante. Talvolta viene utilizzato in combinazione con il trattamento radioterapico.
    La chemioterapia è indicata in tutti quei casi in cui la neoplasia sia diventata ormono-resistente. I chemioterapici più utilizzati sono i taxani. E’ del tutto recente la scoperta di nuovi farmaci come l’Abiraterone e lo MDV3100 che sono attivi anche in quei pazienti che hanno già fatto la terapia ormonale e/o la chemioterapia e che non rispondono più alla terapia.

    Quali consigli si sente di dare ai lettori di questa intervista?

    Il consiglio migliore che mi sento di dare ai nostri lettori è di fare frequentemente il PSA. Ogni anno se i valori sono inferiori ad 1ng/ml ed ogni sei mesi se i valori hanno superato il valore di 1ng/ml. Il lettore potrà chiedersi il perché di questa frequenza.
    La risposta è semplice. Perché il valore assoluto del PSA ha una importanza relativa. E’ molto più importante l’andamento nel tempo. In altre parole un valore del PSA basso ma che mostra una tendenza ad aumentare ad ogni esame è molto più significativo di un PSA modicamente elevato.