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    8 mesi ago · · Commenti disabilitati su La terapia chirurgica dell’ipertrofia prostatica benigna

    La terapia chirurgica dell’ipertrofia prostatica benigna

    I pazienti spesso ci chiedono quale è l’intervento migliore per la loro Ipertrofia Prostatica?

    E la risposta è molto semplice: dipende dal volume della loro prostata. Presso la nostra Fondazione noi eseguiamo tre tipi di intervento.

    La Resezione endoscopica della prostata (TURP), l’Enucleazione transuretrale dell’Adenoma Prostatico (TUEPA) e l’Adenomectomia Prostatica Robotica (RAPA). E di volta in volta utilizziamo una delle tre tecniche in relazione al volume dell’Adenoma Prostatico. La TURP, acronimo che deriva dall’inglese “Trans Urethral Resection of Prostate”, è l’intervento più indicato per la fibrosclerosi del collo vescicale che spesso è associata con piccoli adenomi a sviluppo sotto cervicale.  Infatti in questi casi non è possibile procedere ad una Enucleazione dell’Adenoma.

    La TUEPA è l’intervento di scelta per gli Adenomi di medie dimensioni che non superino gli 80 gr. In questi casi è possibile, utilizzando un Resettore con corrente Monopolare, procedere con relativa facilità alla Enucleazione dell’Adenoma seguendo un piano di clivaggio anatomico praticamente esangue. Completata l’Enucleazione i lobi prostatici vengono posizionati in vescica e quindi vengono asportati completamente utilizzando un morcellatore che a sua volta è collegato ad un aspiratore!

    La RAPA, “Robotic Assisted Prostatic Adenomectomy” è indicata per gli adenomi che superino i 100 gr ed oltre ed è un intervento che si fa con il Robot da Vinci.

    Dopo aver introdotto sei trocar attraverso delle piccole incisioni di pochi millimetri si procede alla Enucleazione dei due oppure tre lobi adenomatosi rispettando perfettamente l’uretra prostatica. Questo intervento ha il vantaggio, a differenza degli altri due interventi, che i pazienti conservano perfettamente l’eiaculazione dello sperma. 

    8 mesi ago · · Commenti disabilitati su Fusion Biopsy

    Fusion Biopsy

    Negli anni la diagnostica della neoplasia prostatica è grandemente cambiata.

    Tutto è iniziato con la semplice esplorazione rettale seguita, nei casi sospetti, da una biopsia che potremmo definire alla cieca.

    Poi intorno al 1986 fu scoperto il PSA (Prostatic Specific Antigen), una glicoproteina prodotta esclusivamente dalle cellule degli acini ghiandolari della prostata. Abbiamo avuto bisogno di un certo numero di anni per arrivare a capire che ci trovavamo davanti al miglior marker tumorale del corpo umano.

    Oggi sappiamo bene come valutarlo ed utilizzarlo per arrivare alla diagnosi precoce del tumore della prostata.

    Poi grazie al progresso scientifico e tecnologico è arrivata l’Ecografia trans-rettale che ci ha portato in una dimensione totalmente nuova, permettendoci di fare delle biopsie mirate delle lesioni sospette della prostata. Peraltro non tutte le neoplasie prostatiche sono ben visibili ed identificabili con la sola ecografia trans-rettale. Ma nel frattempo è arrivata anche la risonanza magnetica (RM) che, da quando abbiamo gli apparecchi 3 Tesla, è nettamente superiore alla Ecografia trans-rettale nella diagnostica del tumore prostatico. Ma la RM non permette di fare la biopsia ed allora l’ulteriore passo avanti è stata la Fusion Biopsy!

    Questa tecnica ci permette di miscelare le immagini della RM e dell’Ecografia, quindi avendo la possibilità di una visione ottimale delle zone sospette, e di utilizzare la tecnica ecografica per eseguire delle biopsie mirate.

    5 anni ago · · Commenti disabilitati su Laparoscopia e robotica renale

    Laparoscopia e robotica renale

    La chirurgia Laparoscopica in questi ultimi anni ha totalmente cambiato la terapia chirurgica dei tumori del rene.

    Le ampie incisioni, con danni anche permanenti della parete addominale e dolori non indifferenti nel post-operatorio, sono fortunatamente un ricordo del passato.

    Il primo intervento di Nefrectomia Laparoscopica fu eseguito da Ralph Clayman a Saint Louis nel 1991. Era l’inizio di una rivoluzione ma ci sono voluti molti anni affinché la comunità internazionale accettasse, imparasse ed applicasse questa tecnica innovativa.

    All’inizio furono eseguiti solo interventi per patologia benigna come piccoli reni distrutti dalle infezioni croniche oppure reni non più funzionanti a causa di una stenosi congenita del giunto pielo-ureterale.

    Con l’aumento dell’esperienza e confortati dai buoni risultati riportati in letteratura la tecnica si è lentamente diffusa in tutto il mondo occidentale.

    Oggi è possibile asportare un rene con il suo tumore per via laparoscopica attraverso 4 o 5 minime aperture senza alcun
    rischio per il paziente.

    5 anni ago · · Commenti disabilitati su Resezione Endoscopica della Prostata TURP

    Resezione Endoscopica della Prostata TURP

    L’ Ipertrofia Prostatica Benigna o Adenomatosi prostatica, è una patologia molto frequente nella terza età.

    Non tutti hanno una conoscenza corretta delle caratteristiche della malattia, della sintomatologia e delle possibili terapie.

    Questa patologia si manifesta in media intorno ai 60 anni, anche se non raramente vi sono pazienti che necessitano di un intervento chirurgico in età più precoce.

    Del pari altri pazienti, pur avendo qualche sintomo irritativo o ostruttivo, non necessitano dell’intervento e possono giovarsi della terapia medica.

    Pur rimanendo nell’ambito di una pubblicazione divulgativa, per un pubblico non medico, la lettura di questo libretto fornirà una informazione corretta ed esauriente.

    5 anni ago · · Commenti disabilitati su Il sistema robotico Da Vinci

    Il sistema robotico Da Vinci

    In passato i pazienti portatori di una neoplasia prostatica, dovendo affrontare un intervento chirurgico, non avevanomolta scelta riguardo al tipo di procedimento da adottare. Fino al 1997 l’intervento era eseguito a cielo aperto, sia per via retropubica (PRR) che per via perineale (PRP). In seguito a questi interventi i pazienti avevano spesso una lunga degenza con dolori post-operatori non indifferenti dovuti essenzialmente all’incisione chirurgica e che richiedevano terapie antidolorifiche importanti. Le perdite di sangue durante l’intervento erano sempre relativamente abbondanti e la convalescenza durava svariate settimane.

    Nel Novembre 1997 Richard Gaston a Bordeaux eseguiva la prima Prostatectomia Radicale Laparoscopica in Europa ed una nuova era della chirurgia urologica si apriva. La Laparoscopia urologica si affermava e si diffondeva in tutta Europa. I vantaggi di questa nuova tecnica erano evidenti ma le difficoltà di esecuzione limitavano questo approccio innovativo ad un numero relativamente ristretto di centri. Questa situazione era ancora più evidente in particolare negli Stati Uniti dove, per una serie di ragioni, la Laparoscopia non si diffondeva con la stessa rapidità.

    Nel 1999 la “Intuitive Surgical” metteva a punto il suo primo robot chirurgico a cui, ricordando il grande Leonardo, fu dato il nome di Robot “da Vinci”. Grazie a questa nuova tecnologia, a partire dall’anno 2000, la chirurgia prostatica faceva ancora un grande balzo in avanti. Infatti i primi interventi di Prostatectomia Radicale Robotica venivano eseguiti, quasi in contemporanea, sulle due sponde dell’Atlantico, a Francoforte ed a Richmond in Virginia.

    Il sistema consiste in una serie di bracci, tre oppure quattro, che montano gli strumenti chirurgici (pinze, forbici, aspiratori, divaricatori) ed in una consolle dove il chirurgo, utilizzando un sistema ottico a 3 dimensioni, li può controllare e comandare a distanza. I vantaggi del Robot consistono essenzialmente in una visione nettamente superiore (3D) e nella possibilità di utilizzare degli strumenti, dedicati in particolare all’intervento di Prostatectomia Radicale, che hanno la possibilità di essere mossi in ben 7 direzioni (endowrist), cosa non possibile con la Laparoscopia tradizionale. Inoltre, il movimento delle mani del chirurgo viene anche demoltiplicato da 1 a 6 consentendo una finezza di movimenti altrimenti non raggiungibile.

    5 anni ago · · Commenti disabilitati su La chirurgia radicale prostatica del terzo millennio

    La chirurgia radicale prostatica del terzo millennio

    Il carcinoma prostatico è la malattia tumorale più frequente nell’uomo nella terza età e l’intervento chirurgico di Prostatectomia radicale, quando questo sia possibile, è la migliore forma di terapia.

    Nel novembre 1997 a Bordeaux, in Francia, è stata eseguita la prima Prostatectomia Radicale Laparoscopica aprendo una nuova pagina nella terapia di questa malattia. Da allora l’intervento si è rapidamente diffuso in Europa e, circa tre anni dopo, anche negli Stati Uniti.

    Anche se questo libretto è diretto innanzitutto al pubblico non medico e tratta in particolare l’intervento di Prostatectomia Radicale Laparoscopica e Robotica, riteniamo che una informazione corretta, sia pure di carattere generale, non possa prescindere da una panoramica sulle caratteristiche essenziali della malattia.

    La Patologia, la Diagnostica, la Clinica e le varie forme di Terapia sono pertanto parte integrante di questa breve trattazione. La Radioterapia conformazionale, la Brachiterapia, la Terapia Ormonale e la Terapia Chirurgica, sia pure in maniera succinta, sono trattate nei loro vari aspetti.

    Scopo di questo lavoro è di fornire una informazione esauriente al paziente in modo da permettergli di razionalizzare il problema e di, ove necessario, affrontare l’intervento con giustificata serenità.